“Infiammabile”, “esca”, queste sono le traduzioni in italiano della parola tinder, il nome dell’app di dating a tutti nota, lanciata nel 2012 da Sean Rad, Justin Mateen e Jonathan Badeen. L’app di incontri è attiva in ben 140 paesi e vanta ben 50 milioni di utenti attivi. Il suo funzionamento è molto semplice: una volta scaricata sul telefono è sufficiente registrare un account, tramite facebook, o tramite il numero di telefono, costituito da nome, età, breve descrizione e foto. Registrato l’account è il momento di impostare le preferenze: se si è interessati a uomini, donne o entrambi, la fascia d’età e la distanza massima in chilometri. In questo modo tinder potrà iniziare a mostrare profili compatibili con i criteri selezionati. A questo punto per esprimere gradimento sarà sufficiente cliccare sul cuoricino, o fare swipe col dito verso destra, oppure, in caso contrario, cliccare sulla X, o fare swipe verso sinistra e vedere il profilo successivo. Se la persona a cui si è messo il cuoricino, lo ricambia si ottiene il cosiddetto match e si ha quindi la possibilità di cominciare a mandarsi dei messaggi, cosa, fino a quel momento, non consentita. C’è anche la possibilità di mettere il “super like” attraverso la stellina blu. Chi lo riceve avrà la certezza di andare sul sicuro con chi lo ha messo. C’è poi il boost, un tasto che rende il profilo più visibile per trenta minuti.
Tinder è un’app, ma c’è anche la versione per pc. Inoltre, oltre alla versione gratuita, ci sono tre versioni a pagamento: tinder plus, tinder gold e tinder platinum. Tinder plus permette di avere like illimitati, di annullare l’ultimo swipe, il passport (ossia la possibilità di geolocalizzarsi in altri luoghi) e, infine, niente pubblicità; tinder gold offre queste medesime funzioni e in più 5 super like a settimana, un boost al mese, la possibilità di vedere chi ha messo mi piace e nuove top pics ogni giorno; infine tinder platinum ha le stesse funzionalità di tinder gold e in aggiunta ha la possibilità di mandare un messaggio prima del match, che i propri like abbiano la precedenza su quelli degli altri e il poter visualizzare la cronologia dei propri like. Tuttavia tinder nella sua versione gratuita è tutt’altro che inutile, anche se i like sono in numero limitato e non si ha accesso alle funzionalità avanzate, si può comunque chattare illimitatamente con i propri match.
Su tinder è impossibile cercare persone ben precise. Bisogna sottolineare che, come ogni “spazio”, anche quello virtuale di tinder, non è esente da rischi. È infatti molto importante approcciarsi all’app di dating con buon senso e maturità emotiva. Trattandosi di chat che portano presumibilmente a degli incontri con degli sconosciuti è consigliabile darsi appuntamento in luoghi pubblici e affollati. Inoltre è facile cadere in una spirale compulsiva di facili appuntamenti, in un modo che potremmo definire quasi dipendente. Tutto sta nel servirsi di quest’app con moderazione e con aspettative equilibrate.

Ma perché si sta sviluppando il mondo delle app di incontri?
Il professore Mauro Ferraresi, sociologo e studioso di consumi e comunicazione presso l’università Iulm, distingue tre polarizzazioni riguardo l’uso di quest’app: “chi si iscrive e poi valuta e decide che essendo solo possibili storie di sesso è fonte più di frustrazione e di stress che non di gioia, e sono quindi siti che non vanno incontro alle esigenze di queste persone, che magari chiedono invece il vero amore e non storie di sesso; poi c’è una seconda posizione polarizzata all’opposto ovvero persone che non chiedono di più in certe fasi della loro vita in termini di relazioni se non relazioni sessuali e quindi Tinder va benissimo in questo caso, probabilmente si tratta di fasi di vita che poi vengono in qualche modo superate; poi c’è una terza, un terzo tipo di, tipologia di persone, una terza fascia popolazione iscritta a Tinder che lo usa alla bisogna senza avere particolare predilezione per questo tipo di sito e senza nemmeno invece tutto al contrario odiarlo o rifiutarlo in toto, diventa una sorta di coadiuva, di aiuto, di valvola di sfogo, per certi momenti, per certi passaggi della propria vita, per cui magari si iscrivono, lo utilizzano per un po’, lo mettono nel dimenticatoio, poi magari lo riutilizzano, ma in maniera, vorrei quasi dire pragmatica, senza investimenti particolari.”
Mentre per la dottoressa Francesca Porcari, psichiatra e psicoterapeuta, il mondo delle app di incontri si sta sviluppando “per questa difficoltà che c’è oggi di socializzare, proprio per questo vivere un po’ troppo chiusi in noi stessi e poco aperti al mondo esterno, con questi ritmi di vita così accelerati, con questo rincorrere in modo affannato l’appuntamento successivo, o di lavoro, o comunque gli impegni vari. Non c’è proprio lo spazio mentale e fisico abile per incontrare l’altra persona e quindi secondo me queste app favoriscono chi vuole incontrare qualcun altro. È un po’ uno scegliere, no?! Uno scegliere, uno scegliersi, pensando di poter avere un riscontro su dei criteri, che uno definisce in qualche modo basici, per poter approcciare all’altro. Quindi l’altro poi ti permette, ti facilita, è un po’ un facilitatore”
Dopo aver intervistato un piccolo campione di giovani di età compresa tra i 20 e i 35 anni, è emerso che una piccola parte di loro vede tinder come uno strumento veloce e pratico per conoscere persone nuove e, inoltre, “sono delle app che potrebbero essere interessanti e utili quando ci si trasferisce e si è completamente soli”.

Ma è quindi la solitudine a spingerci verso queste app? Effettivamente, nella società attuale, ci sentiamo così soli?
Secondo Marina D’amato, docente presso l’università di Roma tre, queste app di dating rispondono proprio a un bisogno di “ovviare un sentimento di solitudine percepito, un sentimento di solitudine che si pensa possa essere ovviato con incontri senza responsabilità, senza mettersi troppo in gioco, senza impegno”. Per la dottoressa Porcari, un movente dell’approccio all’app di dating può esser proprio la solitudine “dove la ricerca dell’altro diventa un bisogno per non sentirsi soli”.

Il professor Ferraresi si concentra, invece, sul fattore dell’insopportazione della solitudine, affermando che “la solitudine ci sia sempre stata, forse oggi la sopportiamo di meno” in quanto “oggi la solitudine è emersa come una duplice faccia: da un lato qualche cosa che pesa, che è difficile da sopportare e che si vorrebbe assolutamente evitare; dall’altro, però, forse proprio grazie a questi siti di incontri di cui parliamo, qualche cosa che si può sopportare, non cancellare, perché i siti di incontri non cancellano la solitudine, possono portare a piccoli momenti di soddisfazione fisica e psicologica che permettono di sopportare meglio la solitudine”.

Ad accelerare questo bisogno di ovviare la solitudine che di conseguenza ha portato ad un maggiore utilizzo delle app di dating come Tinder, ha contribuito il lockdown.
Tra gli intervistati, infatti, è emerso che due ragazzi hanno scaricato l’app proprio nel periodo pandemico perché, come afferma la dottoressa D’Amato “il lockdown ha reso più interessante avvicinarsi agli altri in un periodo in cui era difficile l’incontro umano”

Per la dottoressa Porcari, durante il periodo del lockdown, Tinder “è stato un po’ una finestra nel mondo, una finestra nella socialità, visto che eravamo tutti chiusi dentro quattro mura”.
Evidenzia, quindi, il riscontro positivo ponendo tuttavia l’accento sulla questione del bisogno “su cui non si riflette molto ma che poi spesso, invece, è foriero di altre criticità”.

Perché i giovani sono più propensi a conoscere gente tramite web invece che tramite approccio tradizionale?
“Nascondersi dietro alla tastiera è comodo e facile: posso mostrarmi più spavaldo di quello che in realtà sono” asserisce il professor Ferraresi, che continua: “quindi certa sfrontatezza, certa facilità relazionale, certa modalità di rapportarsi in maniera più diretta il digitale lo permette, anche perché il digitale permette una via di fuga”. Per il professore: “è nel rapporto del vis a vis che si mettono in gioco le reali forze o debolezze del carattere delle persone e il modo che hanno di rapportarsi”.
Sulla stessa linea è la professoressa D’Amato, la quale sostiene che “l’incontro con l’altro, che storicamente è determinato dall’offerta che si fa di te e da ciò che si riceve dagli altri, sia un incontro da pari, che d’amicizia, che d’amore in questo caso, e in questi casi dei social, diventa quello che gli americani chiamano instant placing, cioè un modo di incontrare un altro, averne un riscontro immediato piacevole ma non impegnato, che non presuppone il rapporto dell’Io profondo”.
Secondo la dottoressa Porcari, invece, i giovani sono più propensi a conoscere gente in questo modo perché si stanno adeguando ai tempi, presi da una corsa che non gli permette di fermarsi ad osservare l’altro nella sua completezza.
Tra i nostri intervistati non sono mancati pareri interessanti al merito: Tinder e app affini sono state, infatti, definite da una ragazza di 28 anni come “innovative per il fatto che è una forma futurista e tecnologica di conoscere nuove persone” mentre per un altro ragazzo di 34 anni, “sono uno dei modi principali per conoscere gente al giorno d’oggi” dove “i social sono alla base di ogni cosa”.

Quanto queste app sono d’aiuto per coloro che hanno difficoltà a relazionarsi vis a vis?
Per la dottoressa Porcari e per il professor Ferraresi, queste app offrono un’opportunità di relazionarsi a quelle persone che hanno più difficoltà a intessere dei legami. È pur vero, però, che adesso queste app sono frequentate anche da coloro che non hanno alcuna difficoltà a relazionarsi nel mondo reale facendole diventare, come afferma Ferraresi “un fenomeno trasversale che coinvolge uomini e donne di tutte le età e di tutte le fasce sociali”. La dottoressa Porcari sottolinea, tuttavia, che debbano essere utilizzate come “un trampolino e non deve essere una situazione di stallo” perché molti si potrebbero fermare alla prima fase, ovvero al chattare, senza arrivare mai alla fase dell’incontro.

Rosa Marci
Eleonora Catanzaro