Questa è la storia di Giacomo e Lorenzo (nomi di fantasia) e del loro progetto di genitorialità, divenuto realtà grazie alla gestazione per altri, diranno alcuni; maternità surrogata, diranno altri; utero in affitto, diranno altri ancora, con spregio. Noi, però, proviamo a sospendere il giudizio e ci addentriamo in questa vicenda umana con la voglia di conoscerne le ragioni e gli sviluppi.
Giacomo e Lorenzo sono una coppia gay che vive un rapporto stabile, suggellato come “unione di fatto”. Risiedono in una città del nord Italia. Ad un certo momento della loro relazione, Giacomo propone a Lorenzo di avere un figlio tramite inseminazione eterologa di una donatrice di ovulo. Dopo aver vagliato con attenzione la rete interpersonale nata nel tempo per soddisfare questo desiderio di paternità, la scelta ricade su Alice (altro nome di fantasia), una donatrice statunitense che, senza compenso, accetta di mettere a disposizione il proprio corpo per mettere in atto una gestazione per altri. Alice fa parte di un’organizzazione femminile di volontariato volta ad assicurare questa forma di gestazione, nata da poco negli Stati Uniti; è una donna sposata, già mamma di due bambini con il marito, che la supporta nella sua scelta di fare la volontaria per questa organizzazione.
Tutti gli esami preliminari per Giacomo e per Alice vengono svolti in un centro specialistico di una città dell’Illinois, uno degli Stati americani dove questa pratica è consentita. Dalla fecondazione in vitro vengono prodotti degli zigoti che iniziano la suddivisione cellulare per trasformarsi in embrioni pronti per l’impianto endo-uterino. Sei anni fa, uno di questi zigoti viene impiantato con successo nell’utero di Alice e, dopo nove mesi, vede la luce Giuseppe, che negli USA risulta figlio di Alice e Giacomo e in Italia viene registrato come figlio di Giacomo e Lorenzo.
I rapporti tra Alice, suo marito, Giacomo, Lorenzo e il piccolo Giuseppe sono stabili e frequenti, tant’è che si è venuta a creare una famiglia allargata italo-americana. Giuseppe, nel suo processo di crescita, è affiancato da un pediatra che si occupa delle eventuali ricadute psicologiche relative al suo concepimento; è un bambino socievole, che ricerca la compagnia degli altri bambini ed è anche aperto al confronto con gli adulti: i suoi genitori hanno un’intensa vita sociale volta all’affermazione dei diritti civili in Italia e hanno moltissimi amici transessuali.
A distanza di cinque anni dalla prima gestazione per altri, la famiglia italo-americana di Giuseppe ha deciso di intraprendere una seconda gravidanza ed è così che è nata Carolina, che vive in Italia con Giuseppe, ma va spesso negli USA a trovare la sua madre naturale con il fratellino.
Giacomo e Lorenzo hanno pagato solo le spese mediche della fecondazione artificiale e delle gravidanze, ma hanno beneficiato gratuitamente dei due doni fatti loro da Alice: Giuseppe e Carolina.
Quello della “gestazione per altri” è un terreno scivoloso, una materia complessa, carica di implicazioni etiche, psicologiche, politiche e religiose, una matassa difficile da districare. Proveremo a farlo insieme attraverso una serie di domande e avvalendoci della testimonianza di Giacomo e Lorenzo.
“Le parole sono importanti”, tuonava Nanni Moretti, e per questo mi chiedo e vi chiedo con quale terminologia preferiate definire il vostro percorso: utero in affitto, maternità surrogata o gestazione per altri? E perché?
In sequenza, preferiamo “gestazione per altri” e “maternità surrogata”: la prima definizione esprime abbastanza bene i due grandi doni che abbiamo avuto liberamente e gratuitamente da Alice, e la seconda definisce in maniera pertinente gli aspetti medico-biologici legati a quei doni che nessuna moneta sarà mai in grado di ripagare.
Avete scelto di intraprendere questa via negli Stati Uniti, dove in alcuni Stati la gestazione per altri avviene dietro compenso. Come mai la vostra scelta è ricaduta sugli USA?
Perché è il paese che, nonostante le sue gravi contraddizioni, ha visto anche affermarsi una profonda cultura civile che ha permesso di realizzare in forma libera e gratuita il desiderio di paternità delle coppie omosessuali maschili. È vero che si può ottenere lo stesso risultato pagando, ma l’accesso a questa forma di paternità non può che derivare dalle scelte di vita fatte in precedenza. È la variabilità di queste scelte a fare la differenza: perché gli omosessuali, maschi o femmine, sono uomini e donne come tutti gli altri. La nostra famiglia allargata, un po’ negli USA e un po’ in Italia, giorno dopo giorno è diventata una famiglia come tutte le altre: la serenità e la gioia di vivere di Giuseppe e Carolina ne sono la prova.
Si parla di sfruttamento del corpo della donna, di donna vista come un’incubatrice. Cos’ha rappresentato per voi la donna che vi ha permesso di realizzare il vostro progetto di genitorialità? Che rapporto si è instaurato con questa persona?
Anche nelle coppie eterosessuali di un tempo, la ricerca ostinata di un figlio o di una figlia che non voleva nascere era sfruttamento del corpo di una donna, vista soprattutto come un’incubatrice. La nascita di Giuseppe e Carolina è il frutto di un dono prezioso: il più prezioso, la nascita di una nuova vita. Ne siamo consapevoli tutti: al di là e al di qua dell’oceano, e persino i nostri figli, che percepiscono (anche se in maniera ancora incoerente) la forza e il calore di questo sublime esercizio di umanità.
Sentite il peso del giudizio da parte della società per il modo attraverso il quale siete diventati genitori o ne siete indifferenti? Cosa significa ricorrere alla gestazione per altri in Italia nel 2023?
Sentiamo il peso del giudizio della società nei nostri confronti e cerchiamo di proteggerci: ma lo facciamo tutti insieme e questo cementa i legami della nostra famiglia allargata. Ricorrere alla gestazione per altri in Italia nel 2023 significa impegnarsi in una sorta di partita sfiancante e senza fine, dove le difficoltà nascono da posizioni ideologiche sempre più rigide, che hanno due effetti sicuri: rendere inutilmente difficile la vita ai bambini messi al mondo grazie a questa pratica e favorire le speculazioni economiche, se non i veri e propri illeciti.
L’attuale assetto politico vi fa sentire minacciati? Vi spaventa? O ritenete che la nostra democrazia abbia basi solide e che saprà reagire con vigore all’oscurantismo della ministra Roccella?
Né minacce né spavento, ma discriminazione, che nasce soprattutto dalla non conoscenza delle situazioni, dall’omologazione dell’umanità in categorie, dalla falsa pretesa di veder minacciati o conculcati diritti personali inviolabili, dal desiderio di voler uniformare il mondo su valori che si credono universali. La speranza è l’ultima a morire e questo vale soprattutto in un paese come l’Italia, dove nel 1978 (l’anno del rapimento e dell’assassinio di Aldo Moro) si varò la legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale su base universalistica, la legge 194 che disciplina l’accesso all’aborto, la “legge Basaglia” che dispose la chiusura dei manicomi. Si temeva una svolta autoritaria della vita politica italiana e invece arrivò, come reazione al terrorismo, una primavera di diritti individuali e collettivi… L’Italia dà il meglio di sé quando tutto sembra perduto: è il nostro limite, ma anche la nostra risorsa più importante e bella.
C’è un aspetto o un aneddoto relativo alla vostra esperienza con la gestazione per altri che volete condividere perché importante al fine di smuovere le coscienze a tal proposito?
La “conversione” dei nostri genitori, passati da un’opposizione totale, ostinata e persino cattiva ad un’accettazione entusiastica della vita, in cui i loro dubbi e le loro angosce rimangono, ma si stemperano nei sorrisi accattivanti di Giuseppe e Carolina. Non si tratta di un semplice esercizio di tolleranza: hanno permesso che la vita avesse la prevalenza sulle proprie convinzioni più profonde, che rimangono. Guai se non fosse così, perché il loro amore verso Giuseppe e Carolina è una prova dolce e profonda del fatto che le differenze sono una ricchezza per la specie umana, che ha avuto nella cultura la molla biologica propulsiva della sua evoluzione.
La gestazione per altri ha permesso a molte persone di diventare genitori, ma è un percorso non privo di contraddizioni, anche a seconda delle politiche dei Paesi in cui viene applicata; infatti, in alcune parti del mondo avviene dietro compenso e in altre, invece, avviene per fini altruistici, e quindi la gestante viene risarcita per le spese mediche durante la gravidanza e post partum. Inoltre, ci sono Paesi quali alcuni Stati degli Stati Uniti e il Canada, che aprono la procedura di gestazione per altri anche alle coppie omosessuali, e gli altri che invece riservano questa possibilità alle coppie eterosessuali, o in alcuni casi alle donne single, più difficilmente agli uomini single. Un Paese che ha rappresentato un crocevia per le coppie (sposate) che desideravano avere bambini attraverso la gestazione per altri è stato, fino a prima dello scoppio della guerra, l’Ucraina. In Ucraina, in cui la gestazione per altri avviene dietro compenso, la madre gestante non può rivendicare alcun diritto sul nascituro e, inoltre, i costi sono molto più bassi che negli USA. In Europa è legale in diversi Paesi quali il Portogallo, il Belgio, l’Olanda, la Repubblica Ceca, la Grecia e Cipro. È legale anche in Regno Unito, ma solo ed esclusivamente per i cittadini britannici. In Italia è vietata da una legge del 2004 e sono state calendarizzate da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia delle proposte per rendere la gestazione per altri reato universale. Emerge uno scenario composito in cui ogni Paese esprime una sintesi molto probabilmente frutto di uno scontro tra parti, tant’è che in alcuni Paesi in cui la gpa è legale ma c’è un vuoto normativo, è il caso del Portogallo.
In alcuni Paesi si sono verificate situazioni di sfruttamento, è il caso dell’India, che, per questo motivo, onde evitare lo sfruttamento economico di donne in condizione di povertà, ha chiuso la possibilità di praticare la gestazione per altri agli stranieri, inoltre la gestante dev’essere sposata e deve già avere avuto un figlio.
Tanti Paesi, tante soluzioni diverse, tuttavia emerge un dato allarmante che deve spingere a una riflessione seria, che nulla deve togliere alla gioia del concepimento di nuove vite, ma che non può essere trascurato: secondo la società americana di consulenza per ricerche di mercato Global Market Insights nel 2022 l’industria globale della gestazione per altri valeva 14 miliardi di dollari e si stima che per il 2032 tale cifra salirà a 129 miliardi di dollari. Il concepimento della vita può diventare un cinico business? Come frenare una simile deriva? Solo i governi e i legislatori potranno porre degli argini e agire concretamente affinché il progresso biomedico non venga sporcato dai cinici procacciatori di profitti.
Rosa Marci